SISTRI o non SISTRI

Con il SISTRI al via l'informatizzazione della filiera dei rifiuti speciali

02/02/10 - da Cristina Alessandria per Ecocentrico

Ambiente Europa
SISTRI  o non SISTRI
Come ben sappiamo al giorno d’oggi lo smaltimento dei rifiuti ed, a volte, la loro magica scomparsa (soprattutto di quelli più pericolosi) è un problema più che mai attuale.
A questo proposito il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare ha ideato un sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti che permette l'informatizzazione della gestione dei rifiuti speciali a livello nazionale e dei rifiuti urbani per la Regione Campania.

Questo sistema si chiama SISTRI ed ha lo scopo di semplificare le attuali procedure (vedi registri di carico/scarico rifiuti e MUD), ridurre i costi per le aziende e garantire una maggiore trasparenza sui percorsi e sullo smaltimento dei rifiuti al fine di prevenire e ridurre l’irregolarità ed il traffico illecito.

Tramite un sistema GPS, di cui tutti i veicoli interessati dovranno essere dotati, si effettuerà un monitoraggio ed un controllo continuo del rifiuto da quando parte a quando arriva alla discarica.
Al suo arrivo il rifiuto sarà osservato da un sistema di telecamere che dovrà essere posizionato, a cura del personale Sistri, in tutte le discariche italiane e che permetterà di controllare l’ingresso e l’uscita dei mezzi.

Sistri è connesso al catasto dei rifiuti che è articolato in quattro sezioni che conterranno rispettivamente le informazioni sulla produzione e la gestione dei rifiuti, le autorizzazioni rilasciate alle imprese, le iscrizioni all’Albo Nazionale Gestori Ambientali e i dati Regionali (in cui confluiranno quelli relativi alla regione Campania).

Un decreto del ministero dell’ambiente nominerà un comitato di vigilanza e controllo sul sistema di tracciabilità telematica dei rifiuti composto di 15 membri.

Al sistema avranno l'obbligo di aderire molte aziende: in una prima fase soltanto quelle grandi ed in una fase successiva le imprese che contano da 11 a 50 dipendenti, mentre l'adesione è facoltativa per quelle con meno di 11 dipendenti.

Naturalmente per poter dar vita a tutto questo processo ci saranno delle spese da sostenere che ricadranno sui soggetti che entrano nel sistema obbligatoriamente. Per avere un’idea il kit di controllo satellitare costa tra i 100 e i 700 euro all’anno.

A prima vista il discorso sembra alquanto interessante anche dal punto di vista ambientale in quanto, così facendo, i rifiuti non dovrebbero più perdersi per strada o venire sotterrati in chissà quale scavo, ma le cose purtroppo non stanno proprio così e girovagando su internet mi sono imbattuta in un articolo che ritiene questo sistema “poco efficace e troppo oneroso”. Secondo quanto scritto da Claudio Rispoli, chimico ed esperto di gestione rifiuti, infatti, per le aziende i costi saliranno molto e in questo momento di crisi economica questo non è sicuramente un bene. Ma il problema che, a mio parere sarà molto sentito soprattutto nelle nostre piccole realtà sarà proprio la gestione di tutto questo!! Tante aziende non hanno i mezzi e le capacità per mettere a punto questo sistema, ciò vuol dire che si dovranno appoggiare ad enti o professionisti con un ulteriore dispendio di denaro. Stesso discorso vale per i trasportatori che dovranno dotarsi di sistemi satellitari.

Inoltre non è chiaro come verranno gestiti i rifiuti italiani che sono destinati a sistemi di smaltimento esteri (si stima un 50% del totale).

Insomma… come sempre non sono ben chiari i pro ed i contro delle nuove proposte, ma perlomeno pare che ci si stia muovendo per una gestione dei rifiuti sicuramente più controllata e più consapevole. Non ci resta che aspettare e vedere i risultati!